Marco Besso

Per conoscere la Fondazione occorre conoscere Marco Besso che la istituì, nel 1918, al fine di conservare e incrementare, con regolari aggiornamenti, la sua Biblioteca e di diffondere la cultura secondo gli orientamenti indicati dai suoi studi.
    Nato a Trieste, il 9 settembre 1843, da una agiata famiglia di commercianti, appena sedicenne, dovette bruscamente interrompere gli studi, per un dissesto familiare, e impiegarsi presso una compagnia di assicurazioni nella sede di Lubiana prima e poi in quella di Innsbruck. Passato alle dipendenze delle Assicurazioni Generali di Venezia, nel 1863, venne inviato a Roma ove giunse il 2 dicembre, e, in breve, condusse a termine una lunga e difficile trattativa col Ministro degli Interni Pontificio per l'assorbimento, da parte delle Generali, della Privilegiata Società Pontificia delle Assicurazioni
    Vista la brillante prova, venne assegnato alla nuova agenzia di Roma, ove rimase fino al 1866; fu allora che nacque in lui quella fervida devozione per questa Città, sentimento vivissimo che non lo abbandonerà mai e che, specialmente in campo culturale, sarà un suo positivo condizionamento.
    Da Roma passò a Milano e quindi, nel 1867, in Sicilia finché, lasciata l'attività di produzione, la Compagnia gli diede incarico di studiare le possibilità di sviluppo del ramo trasporti e, soprattutto, di effettuare ricerche sull'assicurazione vita e sulla connessa tecnica attuariale che, sulla base di seri studi condotti all'estero, Besso perfezionò con l'applicazione di sue geniali intuizioni.
    Le Generali gli affidarono l'organizzazione del ramo vita in Italia e, per i buoni risultati ottenuti, nel 1871, ebbe la direzione dell'agenzia di Bologna che lasciò per quella di Firenze, ove si stabilì con la consorte Ernesta Pesaro Maurogonato sposata il 20 agosto 1874.
    Oltre al lavoro per la Compagnia, Besso trovò il tempo per dedicarsi a originali ricerche sulle possibilità di sviluppo delle assicurazioni sociali: nel 1875 pubblicò uno studio su Le casse pensioni delle Ferrovie delI'Alta Italia, venne anche invitato dal governo a riorganizzare la Società di mutuo soccorso degli impiegati di Milano, nonché a redigere il progetto di legge per il riconoscimento giuridico delle società di mutuo soccorso.
    Nel 1877 divenne segretario generale delle Assicurazioni Generali e, nel 1885, ebbe l'incarico di direttore e consulente tecnico. In quel periodo, sotto la sua guida, la Compagnia ebbe un forte sviluppo, soprattutto nei rami trasporti e vita; ebbe anche più ampia diffusione territoriale, con la creazione di nuove sedi all'estero, e notevole sviluppo finanziario con importanti partecipazioni in nuove aziende assicurative, specialmente in Austria e in Ungheria.
    Venne eletto presidente nel 1909; il suo coinvolgimento nella vita finanziaria e industriale italiana ed europea fu ampio ed articolato: ebbe incarichi di consigliere di amministrazione di compagnie di assicurazioni, di numerose banche e di aziende industriali con preferenza per le imprese elettriche e di trasporti.
    Le pubblicazioni di Marco Besso, in tema di assicurazioni, furono, a suo tempo, innovative e fondamentali per lo sviluppo del settore e, ancor oggi, possono fornire motivi di meditazione per gli esperti e materiale di studio per gli storici del ramo; la sua attività pubblicistica trovò spazio nei più affermati periodici specializzati e letterari.
    La sua versatile intelligenza, razionale e organizzativa, trovò ampi interessi negli studi umanistici che gli permisero di pubblicare, con amore di bibliofilo, lavori di notevole contenuto. A queste pubblicazioni è strettamente legata la storia della sua Biblioteca che venne formandosi a sostegno delle ricerche necessarie per le sue opere, dice infatti nelle sue memorie: " ... ognuna delle mie pubblicazioni si riallaccia ad una delle sezioni della mia biblioteca e non so più se sono le raccolte che mi hanno condotto a formare i miei libri, o se è stata la preparazione di questi che mi ha condotto a raccogliere i materiali. Il vero è che le due direttive si sono intrecciate reciprocamente spingendomi. " (Autobiografia, Roma 1925, p. 157).

    Primo lavoro di carattere umanistico di Marco Besso, preceduto soltanto da un breve saggio sullo stesso argomento, è Roma e il papa nei proverbi e nei modi di dire (1904) dedicato a Roma sua "patria elettiva"; la prefazione al libro reca la data 2 dicembre 1903 per le ragioni da lui così spiegate: " ... conosco Roma da quarant'anni, senza sentirmi ancora sicuro di essere penetrato nell'intima essenza di questa meravigliosa città, senza che mi si sia mai affievolita l'attrazione che essa esercita sul mio spirito. Oggi appunto si compie il quarantesimo anno dal giorno in cui, dalla Porta del Popolo, io entravo modestamente in Roma per la prima volta, in carrozza s'intende... " (Autobiografia, cit., p. 134).
    Senza dubbio la redazione di quest'opera ha dato origine a gran parte della Sezione romana e di quella paremiologica, particolarmente singolare, quest'ultima, che trova rari raffronti in altre biblioteche italiane. Dall'esame delle opere da lui raccolte su Roma risulta evidente l'amore e la passione con cui le ha cercate presso i migliori librai antiquari d'Europa e quindi raccolte e studiate sempre in omaggio a quella città in cui, a suo dire, " posi ... radici così salde e penetranti, da farne divenire rapidamente quella che andavo cercando, la mia seconda patria, tanto che attraverso a tutte le mie vicende essa divenne poi la suprema meta dei miei desideri ... Dice il proverbio "Roma non fu mai matrigna a nessuno", ma devo dire che a me fu madre affettuosa e benevola. " (Autobiografia, cit., pp. 49-50).
    Nella Sezione romana largo spazio è dato alle opere sulla storia della Chiesa e soprattutto sul Papato, talune anche di carattere fortemente critico. Di notevole importanza è la vasta e approfondita raccolta di libri e atti ufficiali sulla topografia e lo sviluppo urbanistico della Città in tutte le epoche, a cui sono di supporto grafico piante antiche e moderne. La ricerca storica e artistica sui monumenti della città è facilitata da una buona scelta di guide e descrizioni di Roma, edite dal '500 ai nostri giorni, catalogate da Gaetana Scano (Guide e descrizioni di Roma dal XVI al XX secolo nella Biblioteca della Fondazione, Roma 1992).

    La fortuna di Dante fuori d'Italia (1912) è, in ordine di tempo, il secondo importante impegno di Marco Besso. Fra gli interessi che hanno prevalso nel suo spirito il più vivo è stato senz'altro il culto di Dante che si rispecchia non solo nello scrupolo da lui posto nel pubblicare quest'opera, ma soprattutto nell'amore con cui ha formato la sua collezione dantesca, certamente — fra le private - una delle più cospicue d'Italia, con la preziosità di quasi tutti gli incunaboli, delle cinquecentine e via via di tutte o quasi le edizioni italiane e le traduzioni nelle più diverse lingue del mondo. Se ne ha la conferma nel catalogo di Antonio Martini (Edizioni delle opere di Dante nella Biblioteca della Fondazione Marco Besso, Roma 1967), che, si noti bene, è limitato alle opere di Dante, cui vanno aggiunte, pertanto, oltre alle successive acquisizioni, tutta la ricca letteratura su Dante, i repertori bibliografici e iconografici, i periodici specializzati.

    Nel 1914 dedicò a Trieste, sua città natale, la pubblicazione del Philobiblon di Riccardo de Bury con la traduzione italiana e, nel 1918, per dedicarlo a Venezia, scelse l'Encomium morias di Erasmo da Rotterdam, entrambi editi con veste tipografica accurata ed elegante.
    Marco Besso rimase particolarmente affascinato dalla figura di Erasmo da Rotterdam in cui ha visto l'emblema più significativo dell'uomo della Rinascenza e, fra le tante opere del filosofo - ben più profonde ma meno "moderne"—ha incentrato il suo interesse su una piccola opera del letterato, che può apparire una piacevole facezia, ma che è in realtà una delle tante scintille della Riforma.
    Da vero spirito umanistico, Marco Besso si è preso cura di far gustare al lettore d'oggi la sottigliezza delle allusioni contenute nell'Encomium, la profondità delle citazioni, le piccanti ironie prive di malevolenza, che tendono a rendere l'uomo migliore. In vista di questo studio, Besso ha dotato le sue raccolte di un notevole numero di edizioni e traduzioni dell'Encomium, unitamente alle oltre opere di Erasmo.

    La Biblioteca, dopo la morte di Marco Besso, avvenuta a Milano il 7 ottobre 1920, ha continuato ad arricchire le raccolte già da lui iniziate con l'acquisto di nuove pubblicazioni anche dal mercato antiquario. Alle sezioni romana, dantesca e paremiologica, con l'acquisizione, negli anni Trenta, di una importante raccolta sulla Tuscia, si è aggiunto il settore dedicato all'etruscologia. In conseguenza dei più stretti rapporti che Roma ha ormai con il territorio circostante, allargatosi ben oltre i confini della classica Campagna Romana, la Biblioteca, recuperati nuovi spazi e ammodernate le strutture, sta estendendo il suo interesse all'intero Lazio. A tal fine vengono acquisite opere di carattere generale e, con particolare cura, si ricercano monografie, antiche e moderne, sui singoli paesi, le cosiddette "storie locali".
    A supporto culturale delle sezioni specializzate la Biblioteca Besso è ampiamente dotata di opere di consultazione generale e possiede, a disposizione degli studiosi, numerose enciclopedie, repertori, dizionari, vocabolari.
    La Biblioteca Marco Besso, che ormai conta oltre sessantamila volumi, è a disposizione degli studiosi che, nel raccolto ambiente di quella che fu la casa del Fondatore, trovano la tranquillità necessaria alla ricerca e allo studio. L'appartamento che la ospita, in Largo di Torre Argentina, venne acquistato, con l'intero palazzo, da Marco Besso nel 1905 dalla Banca d'Italia e da lui adattato a sua abitazione con importanti lavori che durarono oltre due anni: le decorazioni lignee ed il mobilio del salone della Biblioteca recano la data 1907. L'attuale palazzo è il risultato della trasformazione di fine Ottocento di una antica dimora degli Strozzi, banchieri fiorentini, che ne vennero in possesso, nel XVII secolo, dopo che aveva appartenuto agli Olgiati ed ai Rustici, altre due famiglie di famosi banchieri. Dell'antico palazzo restano purtroppo poche vestigia nei saloni della Fondazione: un affresco del primissimo Seicento, alcune pitture decorative del secolo successivo e un salotto impreziosito da eccezionali cineserie, forse, della fine del '700.

    La Fondazione promuove e organizza varie manifestazioni: mostre, convegni, tavole rotonde e seminari il cui contenuto culturale riguarda, quasi sempre, le specializzazioni della Biblioteca. Anche il Premio Giacomo Lumbroso, intitolato al nipote del Fondatore, che viene conferito ogni due anni, va alternativamente a pubblicazioni di studio e ricerche riguardanti Roma, Dante ed etruscologia.
    La ricchezza del materiale bibliografico e la competenza, rapidità e precisione con cui gli studiosi vengono assistiti e soddisfatti nelle loro richieste, le attività culturali in cui la Fondazione è impegnata e le pubblicazioni che, a sua cura, vengono alla luce, fanno di questo Ente un preciso punto di riferimento, specialmente per gli studi su Roma e Dante, ed uno dei più efficienti ed importanti centri culturali privati oggi esistenti. Il merito di ciò va al Personale, alla Presidenza ed al Consiglio Direttivo, ma soprattutto a Marco Besso che, con non comune lungimiranza e senso pratico, nel redigere lo statuto seppe trovare l'equilibrio tra la dotazione dell'organismo e le attività da svolgere.